Sabato 4 giugno 2011 presso la Biblioteca “Elsa Morante” di Ostia, il Comitato Civico 2013 ha esposto il proprio lavoro su un tema tanto delicato quanto attuale: l’inquinamento dei canali di bonifica del XIII Municipio.

Di seguito riportiamo due articoli pubblicati sul loro giornalino
Secondo il ‘Piano di tutela delle acque’ della Regione Lazio (D.C.R. 42/07) sono previsti gli scolmatori di piena (art.25) e cioè, dove esistono reti fognanti di tipo misto (nere più bianche), impianti che possono riversare in ‘corpi idrici ricettori’ (qui nel XIII Municipio, i canali di bonifica) le acque di fogna quando “le portate in tempo di pioggia superano di almeno 5 volte la portata nera media in tempo secco”. In realtà l’ACEA abusa di questo articolo e spesso e volentieri, anche in occasione di guasti, butta tutto nei canali senza troppi scrupoli. Per conformità del territorio, le acque fuoriescono a mare nel Canale di Palocco (1° cancello della spiaggia libera) e nel Canale dei Pescatori. Al primo c’è un bel divieto di balneazione, al secondo no perché gli stabilimenti lì vicino ne subirebbero le conseguenze negative. Neppure Goletta Verde di Legambiente fa i prelievi alla foce del Canale dei Pescatori che l’ente preposto al controllo (l’ARPA Lazio) ritiene balneabile anche se i valori dicono il contrario. Ce ne sono diversi sul territorio ma i più incriminati sono quello di Via Banduni (detto il ‘Paperacchio’) e quello lungo Via Chigi, poco prima dell’incrocio con Via di Castelfusano. Nessuna indicazione per i bagnanti, nessuna indicazione lungo i canali per gli agricoltori, che prelevano le acque inquinate. Senza parlare dei fanghi e delle sabbie che si accumulano sui fondali. Soluzioni? Ad oggi nessuna, anche se un piccolo depuratore presso la Longarina potrebbe calmierare la situazione.
(Andrea Schiavone)
Lo sversamento dei liquami, ormai documentato ed oltretutto ammesso dalla stessa Acea, è sicuramente un elemento di rischio per la salute delle persone. E’ stato accertato come alcune epidemie di colera dipendessero proprio da una errata gestione delle acque reflue, e proprio in questi giorni ci spaventa l’epidemia tedesca di E.coli, di cui ancora non se conosce esattamente l’origine. L’Escherichia Coli (abbreviato E.coli) è in realtà una tipologia di batterio molto comune che popola normalmente la parte inferiore dell’intestino negli organismi a sangue caldo (anche l’uomo), contribuendo alla digestione. Proprio per la loro diffusione, la concentrazione di colibatteri fecali è il principale parametro nello stabilire il livello di inquinamento delle acque. La proliferazione eccessiva di alcune varianti di questi batteri è spesso causa di disturbi di varia natura, principalmente intestinali, fino ad arrivare a pericolose epidemie in caso di mutazioni aggressive, più volte verificatesi nel recente passato. Vi è oltretutto un problema più generale, noto agli infettivologi, di colonie di microorganismi che si evolvono verso forme più resistenti proprio lì dove questi vengono trattati con antibiotici. Per limitare le occasioni di contagio è indispensabile una corretta gestione delle acque reflue, soprattutto in prossimità di zone industriali e terreni agricoli, che vedono acque nere e concimi legati ad animali da reddito (come i bovini o i suini), anche questi trattati con antibiotici. Si comprende meglio la gravità degli sversamenti delle acque nere nel nostro territorio, che vedono scorrere i liquami a cielo aperto, ad un passo dalle abitazioni, per confluire nel Canale dei Pescatori e quindi in mare, tutto questo senza alcuna forma di trattamento o depurazione. La recente normativa europea (si veda il notiziario acque di balneazione - Istituto Superiore della Sanità), contempla il caso delle “fuoriuscite dagli impianti di collettamento” e lo considera coerentemente il “rischio più temibile per la salute dei bagnanti”. Proprio per questo la normativa europea impone all’ente gestore di fornire tutti i dettagli del caso oltre che le modalità di intervento per l’eliminazione del problema, mentre per la prevenzione del rischio sanitario prevede una tempestiva comunicazione al cittadino sulla condizione delle acque, dove le autorità sono tenute a sconsigliare o vietare la balneazione. Al contrario, nel nostro territorio i valori dei colibatteri fecali e le testimonianze dirette denunciano uno sversamento sistematico insoluto, che avviene nel più assoluto silenzio delle autorità, al punto che i bagnanti vedono i pesci morti, non solo nel Canale dei Pescatori, ma anche a riva in prossimità dello stesso, senza comprenderne il motivo.
(Lorenzo Pifferi)



