Piccola Palocco e Acilia/Malafede sono le zone dell’entroterra del XIII Municipio salite recentemente alla ribalta delle cronache in quanto la speculazione edilizia è prossima alla realizzazione di migliaia di metri cubi di cemento, senza la minima attenzione ad un sistema infrastrutturale (strade, mobilità pubblica, fogne, raccolta acque meteoriche, asili nido,…) già gravemente inadeguato alla situazione attuale.
C’è poi il cosiddetto Waterfront di Ostia per cui è in atto una guerra sotterranea causata delle enormi possibilità di lucro che sarebbe in grado di generare. Le potenzialità del Mare di Roma sono gigantesche, ma tutto sembra essersi ridotto allo scontro tra il “partito della discoteca” ed il “partito dell’albergo” ai quali, nel frattempo, tanto per far cassa e soprattutto far capire chi comanda, vengono ancora permessi comportamenti di tipo coloniale, ma che in Italia risulterebbero illegali, come quello di far pagare il biglietto per accedere al mare o di gestire una struttura pubblica come se fosse privata.
Non meno importante è l’incidenza che può avere su questo territorio l’invito pubblico al cambio di destinazione d’uso di fabbricati non residenziali (deliberazione della Giunta capitolina n. 74 del 23/03/2011, con scadenza fissata per il 4/07/2011) spacciato come Piano Casa per l’emergenza abitativa con tanti saluti all’ormai obsoleto Programma di Recupero Urbano di Acilia-Dragona, ma soprattutto al più recente Piano Regolatore Generale.
In questo panorama, sicuramente non esaustivo, ma già molto preoccupante per chi vive il XIII Municipio, cresce la preoccupazione di comitati e cittadini, mentre le fazioni politiche sembrano muoversi su posizioni ispirate da ordini di scuderia (partiti, lobby,…) o da strategie di posizionamento e di alleanze, ma che comunque esulano dai più elementari principi della buona amministrazione della “cosa pubblica”.
Non ci sarebbe bisogno di ricordare, ad esempio, le difficoltà che incontrano i cittadini per raggiungere le zone più centrali della Capitale, sia con i mezzi privati che con la ferrovia Roma-Lido, oppure i gravi problemi di sicurezza idraulica dell’entroterra, ma gli eletti (e pagati) per farsi carico delle soluzioni alle esigenze dei cittadini sembrano avere obiettivi completamente diversi. L’auspicio è che il vento del cambiamento cominci a soffiare forte in questo territorio e nel resto del nostro martoriato paese.



